L’espansione
della caccia al castoro mediante trappole aveva portato l’uomo
bianco nelle Montagne Rocciose. La popolazione dei trapper
euroamericani che operava nelle montagne era maschile al punto che
molti indiani pensavano che le donne bianche non esistessero del tutto
e si stupirono quando videro le prime.
Le prime donne bianche che attraversarono la prateria erano mogli di
due missionari: Narcissa Whitman ed Eliza Spalding nell’anno
1835, esse risalivano il Platte per raggiungere le montagne ed
erigere delle Missioni nell’Oregon presso i Nasi Forati e le
Teste Piatte.

Il fatto che non ci fossero donne bianche non impediva ai trapper
bianchi di far famiglia, molti di loro vissero con donne indiane,
sembra più per convenienza che per passione, le donne indiane si
compravano facilmente e se erano buone facilitavano la vita al
cacciatore, essendo esperte della vita selvaggia, inoltre sembra che si
potessero rispedire indietro quando il trapper tornava nell’est o
si stufava di loro.
Avere donne indiane era la regola prima dell’avvento dei missionari ottenebrati dall’idea del matrimonio.
Comprare le donne era usanza indiana ma non solo, in tutta
l’America venivano comprate donne, solo il prezzo variava,
orfane, microcriminali femminili erano spedite in gran quantità
dall’Europa per popolare quelle terre. Si è persa
volutamente questa memoria del passato, creando per
esorcizzarla il mito di facciata perbenistico vivo a tutt’oggi
nel nord America.

Dopo
il 1860 gli insediamenti euroamericani aumentarono, e aumentò
anche il numero delle donne, esse erano principalmente di due
categorie, la più vivace e disprezzata era costituita dalle
prostitute, la seconda dalle mogli dei coloni: buone madri, gran
lavoratrici, coltivavano l’orto e praticavano alacremente le
faccende di casa, su queste ultima si creò il mito del pioniere
sorvolando grettezza, ignoranza e ipocrisia che spesso
l’accompagnavano.
Da questo periodo le mogli indiane non vennero più
considerate, il loro compito era terminato. Esse non servivano al
progresso e coloro che le avevano come mogli vennero
chiamati squaw man, ed era dispregiativo.
C’erano eccezioni che diventavano vistose per la loro
rarità come William Bent che ebbe due mogli Cheyenne, quando
morì la prima: Donna Gufo, sposò sua sorella Donna
Gialla secondo l’usanza indiana, Henri Chatillon
sposò Mantello d’Orso figlia di Orso Maschio degli Oglala.
Poi si romanzarono vicende come in ogni angolo del globo e come in ogni
angolo del globo la realtà era condizionata più
dall’economia che dall’amore.
Tra i Sioux la fedeltà femminile era tenuta in massima
considerazione, non solo per questioni morali ma per eliminare la
conflittualità maschile che essa poteva generare e che
indeboliva l’intera banda.
Sempre tra gli oglala ( sioux) le prodezze amorose di Orso Maschio che
prendeva volentieri le donne che gli piacevano senza pagarle ai
padri, o se maritate sottraendole ai mariti, avevano creato forti
tensioni culminate nella faida tra lui e Fumo che provocò
parecchi morti tra cui lo stesso Orso Maschio. Nuvola Rossa
partecipò allo scontro e si dice sia stato lui a stendere per
terra il gran capo, questo scontro intertribale determinò la
scissione di buona parte dei Teton, alcuni seguirono Fumo e andarono a
nord mentre il popolo di Orso prese la via del sud.
La conseguenza fu che gli Oglala non ebbero più una guida capace di tenerli unti e iniziarono a sbandarsi.
Come si vede le donne potevano essere fonti guai anche negli
accampamenti nomadi, sembra che Cavallo Pazzo si prese una pallottola
da una sei colpi in faccia per causa di una donna.
I rapporti tra uomini bianchi: cacciatori, esploratori,
commercianti e donne indiane generarono nugoli di figli mezzosangue che
per lo più preferirono restare dalla parte del popolo delle
madri. Anche i soldati contribuirono al fenomeno frequentando le squaw
degli accampamenti situati nelle vicinanze dei forti.
De Voto, nel suo studio sull’economia delle montagne afferma che
le donne indiane fossero più pulite delle donne bianche,
racconta come avessero quasi un’ossessione per la pulizia.
Parkman nel suo “the Oregon trail” racconta con dovizia di
particolari le cose sopra accennate.
Si hanno meno informazioni sul rapporto contrario, cioè di donne
bianche che ebbero rapporti con uomini rossi, anche perché la
morale ne vietava i racconti, ma ci furono, soprattutto (ma non solo)
con donne prigioniere, rapite nelle spedizioni di guerra. Il caso forse
più conosciuto fu quello di Cinzia Hanna Parker, rapita dai
Comanche e che, quando una compagnia gruppo di Rangers del Texas
la riportarono indietro, liberata, non si adatto più al civile dopo anni vissuti con loro.
Possiamo affermare che i rapporti tra uomini bianchi e donne indiane
nei primi anni dell’800 era la norma sia sulle montagne popolate
dai trapper sia, in misura minore, nelle pianure frequentate dai
commercianti, ma il fenomeno più vistoso è il fiume
Missouri risalito da cacciatori e avventurieri fin dalla fine del 700.
Catlin giunse nei villaggi Mandan nel 1830 circa, vide molti di
loro con pelle chiara e occhi azzurri, non fece due più due e li
definì indiani gallesi pensando di aver trovato l’anello
di congiunzione tra americani e vichinghi, a suffragare
l’episodio ben documentato di Toussaint Charbonneau, vedovo
della più nota Sacajawea, che aveva accompagnato Lewis e
Clark nella spedizione al Columbia nel 1802. Toussaint aveva reciso i
suoi legami con la sua razza ed era diventato un buon indiano, viveva
tra i Mandan. Il principe Maximiliam durante il suo viaggio con
l’artista Bodmer, avvenuto nel 1832 lo conobbe vecchissimo
è ancora in gamba, il principe racconta che era leggenda vivente
e che in un guizzo tardo-primaverile si era invaghito di
una quattordicenne Assiniboin catturata da due Arikaree,
l’aveva comprata da loro e il “matrimonio” fu festa
importante.

I mezzosangue furono molti, alcuni dei quali frutto
d’incontri occasionali che vissero con il popolo materno senza
conoscere il padre, ma molti crebbero in famiglia dando vita a nuclei
intrepidi e turbolenti come il clan Janis o Richard, divennero
cacciatori guide e molti scout US.
la libera festa finì con l’arrivo degli emigranti dei
mormoni dei coloni, con le loro donne che le testimonianze definiscono
grette, grige e spente, l’allegria innocente delle squaw
sparì dai bivacchi misti
conosco un solo caso di omosessualità in questo periodo, quello
di Drummond Stuart, un nobile inglese innamorato dell’ovest che
fece alcuni lunghi viaggi sulle montagne aggregato alle brigate delle
pellicce, si dilunga sulle esperienze sessuali degli indiani che
erano scanzonate e allegre rispetto i costumi dei bianchi, sicuramente
immediate e meno ipocrite di quelle in uso nella morale puritana, ma
ricordiamoci che a quei tempi la terra Dio si fermava al Missouri
sempre Stuart sostiene che l’omosessualità era di casa tra
i nomadi, sicuramente era conosciuta ma i casi riportati dalla
letteratura non sono molti, i travestiti non vanno confusi con i
contrari, i costumi dell’ovest sono diventati con l’arrivo
dei
bianchi di tipo tradizionale e conservatore, ora come ora
all’ovest guai se parli volgarmente davanti a presenze femminili
e l’omosessualità è guardata con forte
sospetto, come evidenzia la storia ben raccontata nel celebre
film di Ang Lee “ i Segreti di Brokeback
Mountain” tra la sparizione degli indiani e la colonizzazione fa
cuscinetto
l’epoca del bestiame, in quei vent’anni la prostituzione
era l’unico rapporto libero possibile tra i due sessi dello
stesso colore, poi sparì anche quella e venne l’epoca del
contadino e l’amore , dolente o nolente fu costretto
all’interno dell’abitazione, almeno così sembra
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