SOMMARIO
Anno IX
Numero 2
Giugno 2017
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ARCHIVIO
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CUCINA DA CAMPO
Ricotta
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Il
formaggio si ottiene con le più svariate lavorazioni che portano
a separare una parte del latte dal siero. Il siero è uno scarto.
Ricuocendo il siero a una temperatura più alta, si ottiene la
ricotta: la ricchezza dello scarto.
Sono
sempre meno gli allevatori che lavorano il latte, la tendenza generale
sta diventando quella di estivare animali da carne: richiedono un
minore impegno. Si evitano le levatacce per la mungitura e tutto il
traffico di scaldare il latte, scremare, aspettare la cagliata, cuocere
il siero
per ottenere la ricotta, mettere in forma, salare e girare le forme e
pulire recipienti e locali. Chi lavora il latte deve affittare alpeggi
dotati di un locale di lavorazione del latte piastrellato ed isolato
dall'esterno e dalla stalla, l'affitto di quegli alpeggi è
più costoso. L'adeguamento è costoso. Il formaggio di
ogni alpeggio è diverso da tutti gli altri, l'abitudine di
consumare cibi con caratteristiche standardizzate rende diffidenti ai
gusti che si allontanano dalla media. Chi va in montagna compra sempre
meno formaggio in alpeggio, preferisce rifornirsi a
valle.
I rifornimenti in mezzo alle montagne si fanno da chi produce e si
adegua il menù a quello che c'è. Cambiando il tipo di
produzioni, cambia il tipo di alimentazione.
Trovare qualcuno che fa ancora il formaggio è sempre più
raro, trovare qualcuno che si mette anche a cuocere il siero per
ottenere la ricotta, ancora di più. Qualcuno c'è e quando
ci si ferma lì, è un banchetto assicurato.
Quando mi capita, divido la ricotta a metà, la prima la condisco
con olio e sale e la mischio con spinaci selvatici e timo, la seconda
è il dessert: mischiata a cacao amaro, zucchero e un goccio di
grappa, diventa una crema sopraffina.
Per il cavallo non cambia niente. Un alpeggio è un alpeggio e per lui è un buon posto dove fermarsi.

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