Il luogo,
incantato per muta bellezza,
urla nel terrore quando il cielo del Mare e il
cielo del Monte si stringono in lotta di tuono.
Uomini in un passato remoto, riconobbero la
presenza di dio in quelle sperdute cenge e
scrissero senza inventare un alfabeto le loro
preghiere al cielo sulle rocce alle sue pendici.
Queste valli glaciali sospese fino a 2500 metri di
altitudine sono irraggiungibili per la neve otto
mesi all'anno. Esse non si aprono che al solstizio
d'estate per un breve periodo.
Pastori sacerdoti soldati streghe e poeti
percorsero il cammino dal mare per cercare
speranza dove cadono i fulmini.
Il cammino arduo, il clima rude.
Chi erano? Pastori in transumanza? Guerrieri?
Pellegrini?
Fede? Superstizione?
Da dove vennero?
Dalle ricche pianure piemontesi? Dalla calda
Provenza? Dalle valli circostanti? Dalla costa?

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Lago Verde, lago Nero e
lago Basto portano alla valle delle
Meraviglie passando attraverso la Baisse de
Valmasque, la massa rocciosa di forma
piramidale in alto a sinistra è la vetta
del Monte Bego. |
1460: De Monfort considera le incisioni
raffigurazioni diaboliche.
Si accede alle Meraviglie dalla Val d'inferno,
veglia sui laghi e sulle pietre la Cima del
Diavolo, per scollinare verso il col di Tenda si
scende nella Valmasque, valle delle Streghe, il
lago Saorge prende il nome dal comune omonimo da
cui proveniva un pastore che il diavolo fece
annegare in quelle acque insieme al proprio
gregge. La toponomastica non smentisce questa
idea.
Altri autori interpretano le incisioni come
simboli fenici e cartaginesi, insegne romane,
segnali per gli extraterrestri, mappe astrali.
1897: Clarence Bicknell, botanico inglese, si
innamora di questo mistero al punto da dedicare
tutte le buone stagioni a cercare nelle tracce
lasciate sulle rocce di questa valle di Prodigi il
filo tirato da millenni da uomini lontani nel
tempo fino alla sua morte.
Di famiglia agiata, laureato in Matematica,
pastore della chiesa anglicana per tredici anni
dal 1873, in seguito a un periodo di crisi
spirituale decide di dedicarsi ai viaggi e allo
studio. A Bordighera nel 1888 fonda il Museo
Bicknell dove raccoglie le sue collezioni
botaniche e archeologiche dopo anni di permanenza
in Italia. Interessato di botanica archeologia e
mineralogia, esperantista dal 1897 ha lasciato,
con il suo approccio scientifico allo stupore per
la bellezza della vita, un'eredità di domande a
cui gli uomini di tutti i tempi hanno sempre
cercato di rispondere.
Agli studi di Bicknell seguono quelli di Carlo
Conti, scultore piemontese incaricato da Piero
Baroncelli a continuare il rilievo delle
incisioni. Divide l'area in zone e cataloga
migliaia di rocce eseguendone il calco, data
l'innumerevole quantità di dati da lui raccolti
è costretto a marcare le rocce già catalogate,
vi incide le sue iniziali man mano che le
riproduce. Esplorando le vallate del Bego sulla
maggior parte delle rocce si riscontrano le
iniziali 'CC' a perpetua testimonianza del suo
enorme lavoro.
Durante la Seconda Guerra Mondiale è
l'esercito italiano ad occuparsi di questo
territorio, viene messa in opera la strada d'alta
quota tuttora percorribile per lunghi tratti per
collegare la Valmasque con la Valle delle
Meraviglie.
Per costruire la strada i soldati non prendono
molto a cuore il territorio che stanno
attraversando e distruggono tranquillamente le
rocce che gli ostacolano il cammino facendole
saltare. La più famosa di queste è quella che
Bicknell aveva chiamato Roccia delle Scale del
Paradiso. Fortunatamente l'aveva fotografata
lasciandone a noi memoria perché narrava un tema
atipico che non si ritrova altrove nelle incisioni
del Bego. Alcuni frammenti di questa roccia sono
custoditi al Musèe des Merveilles a Tenda, e
capita ancora che qualche guardaparco ne riconosca
tra i sassi.
Il collegamento tra i due valloni non è mai stato
ultimato poiché quando, a metà della guerra,
l'Italia non è più riuscita a far finta di avere
dei denti, l'esercito si è ritirato da quest'area
lasciando il lavoro incompiuto.
Questa strada ha cambiato molto le condizioni di
accesso alla zona delle incisioni poiché, sebbene
incompleta, permette di superare la parte più
ardua del cammino degli antichi pellegrini con
l'agio di una pendenza che non supera il 10% come
si conviene ad un itinerario adatto al passaggio
di equini e carri. Ora permette di raggiungere le
zone delle incisioni in fuoristrada, solo alcuni
mezzi hanno la concessione per percorrerle ma
quelli che possono farlo risalgono ogni giorno
fino ai laghi su un versante o sull'altro del
Monte, diventa quindi un lusso facile da
soddisfare poter raggiungere in comodità questo
santuario perduto tra le rocce anche se non è
molto piacevole per chi percorre lo stesso
itinerario a piedi in bici o a cavallo trovarsi
dietro a queste auto che procedono alla sua stessa
velocità facendo molto più rumore e lasciando
come traccia di sé una lunga fumata nera.
A guerra conclusa il territorio di Tenda,
comprendente quasi tutto il territorio del Bego,
passa alla Francia, rimangono in territorio
italiano la zona XXII Lago del Vej del Bouc ed il
versante italiano del colle del Sabbione zona XX.
Seguono altri studi, il più noto è quello
diretto da Henry de Lumley del Musèe de l'Homme
de Paris. Oggi la stima è di centomila incisioni
protostoriche, medioevali e moderne.
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La zona interessata dal
fenomeno delle incisioni è poco lontana dal
confine tra Francia e Italia, questo
territorio appartiene per la maggior parte
al comune di Tende ed era italiano fino al
1947, è una regione ibrida dove le regole
sono francesi ma le tradizioni sono
italiane, è una regione dove le montagne
uniscono ciò che sulla carta è diviso. |
Le incisioni dell'età dei metalli sono
riconducibili a una quindicina di temi
iconografici sintetizzati in sei tipologie
principali: corniformi, armi, figure geometriche,
scene di aratura, antropomorfi e figure non
definite come le micro coppelle isolate sparse. Si
ritiene che le figure portate al più alto livello
di astrazione siano quelle di epoca più recente,
come se l'approfondimento dell'argomento avesse
portato i pellegrini a una più precisa sintesi
degli oggetti che andavano a rappresentare.
Il Toro dalle corna ritorte, dalla schiena
quadrata di una vita di fatica è un aiuto che dio
ha lasciato all'uomo per sopravvivere al lavoro su
una terra vera e dura.
Su tutte le altre raffigurazioni prevale lo
schema iconografico della testa bovina in varie
associazioni. I segni cornuti, stilizzazione dei
bovini più o meno integralmente rappresentati
costituiscono i tre quarti del lotto.
L'interpretazione è confermata dalle scene di
aratura o di lavoro dove questi corniformi
appaiono in tutti gli stadi del loro grafismo.
La motivazione religiosa e culturale che sta alla
base dell'impressionante fenomeno di queste
migliaia di incisioni rupestri è oggetto di
discussione.
Molti studiosi concordano in linea di massima con
Henry de Lumley nel considerare le incisioni delle
Alpi Marittime, un'enorme area di culto a una
divinità tauromorfa del fulmine e del temporale.
Questo dio dell'area alpina viene collocato
preferenzialmente sulle cime delle montagne e
assomma i compiti di guardiano delle mandrie dei
fulmini e dei temporali oltre che di protettore
degli alti passi alpini.
La Lancia con la punta di metallo rimane un
oggetto qualsiasi senza il voto a Dio che le dà
il potere di sconfiggere qualsiasi nemico.
Le armi e gli strumenti agricoli sono
rappresentati con un realismo preciso e databile
grazie alla corrispondenza dei contorni con
oggetti reali. Questa categoria di figure è
ottenuta appoggiando gli oggetti alla roccia,
tracciandone il profilo e completandoli
successivamente all'interno. Il confronto tra le
incisioni e reperti archeologici ritrovati nelle
regioni di Remedello, del Rodano, della Polada e
di Terremare, ha permesso di supporre la datazione
dei graffiti e la provenienza di chi li ha
scolpiti
La Terra rappresentata in misteriosi
reticolati diventa feconda portando armenti grassi
e in buona salute mentre il grano cresce
rigoglioso per dimenticare la fame.
Si ritiene che le figure geometriche a contorno
chiuso, di forme isolate o associate, divise con
tratti incrociati, siano la rappresentazione
topografica di recinti prati orti abitati:
descrivono il territorio visto dall'alto come una
sorta di catasto antecedente la scrittura.
Dovrebbero essere i graffiti più antichi, perché
sempre sottoposte a incisioni dell'età dei
metalli, epoca in cui la terra, l'allevamento e
l'agricoltura avevano un ruolo di primo piano
nell'economia delle popolazioni che raggiungevano
per prime il Monte. Può essere che chi ha
scolpito queste incisione possa essere salito
lassù per invocare la fertilità della terra su
cui ha scelto di vivere. Capita che nelle maglie
dei reticolati si possano notare coppelle o
microcoppelle, quando il sole torna dopo una bella
pioggia le rocce asciugano rapidamente ma le gocce
che restano intrappolate in queste minuscole
scodelle scavate scintillano preziose in
controluce.
Le altre figurazioni sono rare: simboli solari,
spirali scale o stelle, antropomorfi. Questi
ultimi sono spesso evoluzioni successive di
corniformi precedentemente tracciati in
associazione con armi e reticolati che insieme
compongono figure apparentemente più
intelleggibili solo perché meno astratte a un
primo colpo d'occhio.
Non tutti hanno la possibilità di partire
per il pellegrinaggio al Monte. Forse quando
qualcuno si accinge a salire porta con sé, oltre
al suo voto, anche il pensiero di amici e parenti
che rimangono ad attenderlo.
Su molte rocce tra un graffito e l'altro si
possono notare migliaia di punti incisi
singolarmente. C'è chi dice che questi fossero
semplicemente delle prove fatte per sperimentare
la punta dell'oggetto con cui i pellegrini
portavano a compimento la loro preghiera e chi
dice che fossero essi stessi delle preghiere,
forse pensieri per chi rimaneva in pianura.

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Lo Stregone è il simbolo
del Musée des Merveilles di Tende, in
questa incisione sono sintetizzati i temi
iconografici descritti nel testo: il corpo
dello sciamano è un corniforme, le cui
corna vanno a costituire il contorno del
viso diviso da linee che formano un
reticolato, gli occhi e la bocca sono
formati da microcoppelle, le mani portano
due pugnali o punte di lancia. L'insieme
porta all'immagine di una figura
antropomorfa che racchiude in sé tutte le
altre. La scelta di scolpire in una parte o
in un'altra della roccia non sembra casuale,
per esempio in basso a destra, accanto a
questa figura, si può notare un buco nella
roccia, di quei buchi dove l'acqua si ferma
anche per giorni dopo la pioggia, se la
divinità che veniva adorata qui portava
acqua quando non c'era, una riserva anche
minima come questa, poteva forse portarle
ristoro. |
In val Fontanalba predominano le teste cornute,
gli uomini che spingono aratri o porgono armi e
recinti per il bestiame e villaggi, nella valle
delle Meraviglie invece, con i corniformi si
riscontra un elevato numero di armi e appaiono
figure geometriche descrivibili come labirinti. In
Vallaurette non si trovano corniformi, armi né
uomini ma solo figure geometriche. Forse queste
differenze sono dovute ad abitudini di popoli
provenienti da regioni diverse o forse le persone
attribuivano ad ogni valle un potere diverso dalle
altre. Secondo il professor Henry De Lumley la
ripetitività delle figure e delle associazioni
non è casuale. Una comparazione sistematica,
anche con sistemi computerizzati ha permesso di
verificarlo. Allora l'insieme potrebbe essere
leggibile come un immenso codice a cielo aperto.
Gran parte della scienza attribuisce
l'importanza di questo luogo semplicemente alla
forma, al colore e alla composizione delle sue
rocce. Sono lisce piatte e dure quasi come delle
lavagne, sono rosse come il sole al tramonto e
come il sangue, l'elevata componente metallica fa
sì che attraggano i fulmini. Può essere che sia
semplicemente così ma può anche essere
diversamente.
Beg era lì anche quando nessuno sapeva che
esistesse
era così senza che nessuno lo immaginasse
fulmini tempeste e sole gli facevano compagnia
Beg non era mortale
Beg era lì e lì si trova ancora
Beg dio signore
Beg cima di un monte di ferro e di fuoco buttata
in mezzo alle alpi marittime.
Beg che guarda da lassù il mare scintillare
il Bego montagna sacra, continua con le sue
migliaia di incisioni ad attirare e affascinare
gli uomini.
Bibliografia essenziale
Alice: alcuni personaggi che sono caduti nella
Valle delle Meraviglie salendo dalla Valle
dell'Inferno e con stupore hanno indagato su
questi misteri
Clarence Bicknell "Guida alle incisioni
rupestri preistoriche nelle Alpi Marittime
italiane" (traduzione da originale inglese
del 1913) Bordighera 1972
Carlo Conti "Undici anni di esplorazioni
alle Meraviglie di Monte Bego", Rivista
Ingauna e Intemelia, 1939.
Henry De Lumley "Le grandieuse et le
sacré. Gravures rupestres protohistoriques et
historiques de la région du Mont Bego, Episud, La
Calade, Aix-en-Provence" 1995
GRCM "La spada sulla roccia",Torino
2009
Nicola Peluffo "Una incisione di Monte
Bego: scala del Paradiso o scala
proto-aritmetica?", Bollettino Camuno Studi
Preistorici, 1968, vol. 3, pp. 185-187.
Edmond Rossi "Fantastique Vallèe des
Merveilles", Paris 1979
nb: in fondo al vallone delle Meraviglie il
torrente cade in cascata, lì avevano l'abitudine
di sostare Clarence Bicknell e sua moglie che si
chiamava Alice risalendo verso la zona delle
incisioni, quel luogo si chiama ancora fontaine
d'Alice.
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