Adornarsi i capelli
con penne di corvo, falco e aquila era usanza diffusa tra i cavalieri nomadi
delle pianure, retaggio di quando vivevano a est del fiume Missouri.
Il tipo di penna,
il suo taglio, la posizione sul capo, tutto aveva un significato preciso legato
alla scala dei colpi che i guerrieri collezionavano nella vita.
L’organizzazione dei popoli della prateria aveva carattere militare e gli atti
di coraggio erano rigorosamente codificati. Erano proprio i colpi a dare
diritto al guerriero di adornarsi i capelli con penne d’aquila.
Alla fine del 1700
la diffusione del cavallo e la conseguente prosperità economica (un cacciatore
a cavallo poteva in un sol giorno uccidere tanti bisonti da poter mantenere la
famiglia per un anno intero) non fecero che aumentare lo spirito già di per se bellicoso degli indiani delle
pianure. L’aumento delle azioni di guerra fece moltiplicare gli atti di valore,
aumentando il numero delle penne che i guerrieri potevano mettersi in testa
fino a formare i caschi da guerra che noi conosciamo.
Le penne d’aquila
sono “wakan”, hanno carattere. Gli indiani quando potevano le strappavano loro
senza ucciderle. Prima del 1850 i copricapi erano formati da 28 penne che
aumentarono di numero fino ad arrivare a 37 negli ultimi anni della guerra
contro i bianchi.
L’uomo bianco ha
sempre confuso la figura del capo con quella del leader guerriero. Di qui nasce
l’equivoco che questi copricapo fossero portati dai capi nazione. I capi come
Uomo della Paura, Gemello Nero, Fumo, e Mulinello di Vento erano uomini di
pace, esempio di bontà e rettitudine, guidavano il popolo negli spostamenti e
incaricavano le società guerriere di mantenere l’ordine nel cerchio del campo.
Naso Aquilino, Cavallo Pazzo, Due Lune, Nuvola Rossa erano invece leader guerrieri.
Avevano compiutotanti atti di coraggio che i giovani impetuosi li seguivano
ovunque, ma il loro compito era solo strettamente militare e non avevano voce
nelle altre questioni.
Dopo il 1873, gli
indiani che volevano continuare a vivere nel vecchio stile di vita selvaggio,
si erano concentrati sulle rive del fiume Powder.
Erano liberi, erano
ostili alle Riserve e all’uomo bianco, crebbe la tensione e fu guerra,
aumentarono gli scontri e di conseguenza l’ascendente dei leader guerrieri, per
questo motivo i loro nomi sono oggi più
conosciuti di quelli dei capi.
Il coraggio era
virtù tra i Sioux e in tutte le pianure non erano più di cinquanta i valorosi
che potevano portare un wapa_ha. Gambe di Legno ricorda che nella battaglia del
Little Big Horn, 25 giugno 1876, su più
di trecento guerrieri Cheyennes che vi parteciparono, solo dodici
avevano copricapi piumati ed erano Testa Pazza, Cavallo Piccolo, Alce Bianco,
Ciocche Intrecciate, Collana Crow, Medicina del Lupo, Lupo Ululante, Lupo
Matto, Capo che Viene, Corpo Bianco,
Piccolo Scudo, Orso Sole.
I
warbonnets erano tipici della cultura delle pianure, ma non solo. Sconfinavano
anche nelle culture limitrofe, abbracciando quasi tutta la cultura del cavallo.
Infatti
vediamo copricapo piumati tra i Serpente, Nasi Forati e Teste Piatte. A Sud tra
gli Apache della prateria, a nord tra i Piedi Neri ( che erano più stretti) e gli Assiniboine.

Quello
qui fotografato deve essere molto antico, dell’epoca in cui le perline di vetro
erano poche e preziose. Qui si tratta di “pony beads” con i vecchi colori blu e
giallo. Le penne sono dell’aquila immatura, il panno rosso e i nastri colorati
sono frutto di commercio.

Questi
due warbonnets appartengono al “popolo magnifico”: gli Cheyennes. Potevano
indossarli i capi guerrieri che erano come dei generali. I caschi daguerra erano pochi nelle pianure, oggi sono diffusi
per folklore e non per merito, inoltre vengono indossati da molte tribù che non appartengono alla cultura del
cavallo. Vizio creato ai primi del Novecento da famosi fotografi che
viaggiavano con questi copricapi nel baule e li facevano indossare
indiscriminatamente ai malcapitati poveri indiani che avevano la sfortuna di
capitare davanti ai loro golosi obiettivi.

Piccolo bambino Crow
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