Nella
cultura delle pianure, la sostanza era disgiunta dal risultato, gli uomini non
avevano dubbi su questa questione, dimostrare di avere coraggio a sé stessi e alla Nazione era la stessa cosa.
Nello scontro corpo a corpo si poteva dimostrare coraggio e più l’avversario
era coraggioso ( e in genere lo era), più il vincitore aveva onore.
L’uomo
poteva allora mettersi una penna di aquila reale dritta sulla testa, ma se
l’uomo uccideva l’avversario con freccia o arma da fuoco, era il primo
guerriero a toccare l’ucciso che “contava il colpo” e acquistava il diritto alla penna diritta.
Chi toccava la preda per secondo poteva portare la penna inclinata a sinistra,
il terzo uomo inclinata a destra, il quarto una penna di falco.
Ma
l’onore maggiore era toccare il nemico con il bastone dei colpi senza
ucciderlo. I colpi o punti si acquistavano anche con atti temerari di altro
genere, come l’avvistare accampamenti nemici o localizzare spedizioni di guerra
avversarie, compito in genere affidato agli esploratori chiamati lupi, infatti
portavano pelli di lupo sulle spalle e sulla testa, il loro pelo aveva lo
stesso colore dell’erba della prateria.
Comunque
il simbolismo dei colpi aveva significato diverso non solo tra nazioni, ma
anche tra le bande di una stessa tribù. Rimaneva comunque il fatto che gli atti
di coraggio erano fuori discussione perché in genere erano compiuti sotto
l’occhio degli altri guerrieri che partecipavano alle spedizioni di guerra.
Esistono rari casi in cui attraverso la menzogna uomini si prendevano meriti
che non avevano, quando venivano scoperti la loro reputazione cadeva in pezzi
perché veniva meno la cosa più
importante per un indiano: la credibilità.

In
questo disegno di T. E. Mails si nota la penna d'aquila con tre cerchi
rossi che rappresentano tre nemici uccisi secondo Jason Hook.

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