IL BRANCO SELVAGGIO

I cavalli hanno zoccoli che li portano oltre il gelo e la neve, e un manto per proteggerli dal vento e dal freddo. Mangiano erba e bevono acqua, e galoppano facendo sventolare la coda. I manieri e le vaste dimore li lasciano indifferenti... Quando sono contenti si strofinano le froge. Quando sono infuriati, fanno un voltafaccia e si sferrano calci.

   Chuang-tse  IV secolo a.C.

 

Il cavallo, animale sociale per eccellenza, mantiene una gerarchia ben definita in seno al gruppo. Quest'ordine gerarchico serve a fornire delle regole strette. Ogni cavallo conosce il suo posto e, fintanto che la sua situazione resta chiara, si sente relativamente al sicuro, anche se si trova sul gradino più basso. La vita in branco, anche per un animale maltrattato, offre almeno la sicurezza che dà la protezione dello stallone capo e degli altri cavalli dominanti contro gli intrusi e i predatori.

La vita in branco, oltre ad offrire un sistema collettivo di allarme, ha una parte molto importante nella riproduzione. Grazie alle bande di giovani maschi che girano intorno alla mandria, gli stalloni di famiglia vengono sostituiti via via che diventano vecchi, o troppo deboli per essere dei buoni riproduttori o per proteggere il loro harem.

Malgrado la loro statura e la loro forza, i cavalli sono animali timidi che il minimo disturbo inatteso o di natura sconosciuta può sgomentare. Non bisogna dimenticare che il cavallo è originariamente una creatura selvaggia, il cui temuto nemico era, e molto spesso continua ad esserlo, l’uomo.

Le lunghe zampe del puledro appena nato sono pronte in capo a poche ore a essergli utili nel suo modo più vitale di difesa: la fuga.

La gerarchia del branco appare con maggiore evidenza durante l’abbeverata, al pascolo o all’arrivo in un luogo di riposo. I cavalli dominanti mostrano allora la loro superiorità appiattendo le orecchie, facendo finta di scalciare contro i loro congeneri e di morderli; questi ultimi si scansano velocemente.

                 

Quando un gruppo si avvicina a un posto dove c’è dell’acqua, in principio lo fa in fila indiana con lo stallone di testa o la giumenta dominante che vengono per primi.

Si può determinare l’ordine del branco anche osservando un gruppo di animali in fuga. I cavalli dominanti si mostrano spesso minacciosi verso i subordinati se questi cercano di sorpassarli.

                 

L’Età, la statura ed il temperamento, come pure una dominanza ereditaria, sono altrettanti fattori che condizionano la gerarchia del branco. E’ capitato, a volte, di osservare cavalli piccoli, ma aggressivi, dominare animali più grandi e più anziani.

Nonostante ci siano, tra i cavalli in libertà o in semilibertà, notevoli differenze, esistono anche comportamenti di base universali.

I segnali della testa e del corpo sono le forme di comunicazione più frequenti tra i cavalli in libertà, ma anche l’odorato ha una parte importante. In generale solo la distanza, o la presenza di ostacoli, impedisce agli animali di vedere questi silenziosi messaggi e pertanto ricorrono al nitrito.

I segnali più importanti e i più chiari sono quelli delle orecchie, che forniscono un barometro virtuale per determinare l’umore di un altro membro del branco. Le posizioni possono andare dall’orecchio puntato in avanti, che indica la tensione, la curiosità e buone intenzioni, all’orecchio appiattito sulla criniera a mò di avvertimento e di accentuata aggressività, attraverso l’orecchio divaricato - che tradisce la noia o la fatica quando è disteso -, ma il cattivo umore quando invece è teso. Tra queste posizioni estreme c’è tutta una serie di segnali quasi impercettibili, con tutta verosimiglianza altrettanto facilmente compresi dagli equini. Si notano delle posizioni combinate nei momenti di ansietà o incertezza. Le orecchie forniscono anche un mezzo di comunicazione eccezionale, poiché un animale riconosce la sorgente di un suono guardando l’orientamento delle orecchie di un suo compagno.

  

Dopo la posizione delle orecchie, altre manifestazioni fisiologiche sono probabilmente i segnali visuali più importanti nella comunicazione individuale. Talmente sottili da divenire spesso impercettibili, il dilatarsi delle froge (le narici del cavallo), l’increspamento del muso e le flessioni delle mascelle rivestono un aspetto importante dell’espressione dei cavalli. Il fatto di stringere o aprire le labbra, l’angolo formato dalle commessure della bocca, il numero dei denti mostrati sono altrettanti mezzi quotidiani di comunicazione muta tra membri di un branco. L’attitudine del cavallo ad afferrare perfino i più leggeri movimenti gli permette di leggere dei segnali generalmente invisibili all’occhio umano. Altro sistema di comunicazione utilizzato dai cavalli è il movimento degli occhi. Lo strizzare o il chiudere gli occhi, secondo il grado di apertura, possono essere un indice di passività di fronte ad uno stimolo esterno. Gli stalloni impiegano costantemente i loro occhi, soprattutto per valorizzarsi.

Un inglese ha scritto che i suoi cavalli impiegavano una trentina di espressioni vocali, che andavano da “voglio la mia dannata colazione” a “tagliamo la corda”. Tali vocabolari cavallini sono particolarmente vasti in confronto alle vocalizzazioni di base ascoltate tra i cavalli che ancora vivono in libertà. Gli animali che vivono in condizioni imposte dall’uomo sono senza dubbio frustrati e le loro articolazioni vocali sono per tale ragione più varie.

I suoni comunemente usati dai cavalli selvaggi sono: 1) il nitrito; 2) il brontolio; 3) lo sbuffo; 4) il soffiare; 5) il sospiro; 6) un suono particolare, proprio degli stalloni, soprattutto quando si pavoneggiano in vicinanza di mucchi di escrementi o sopra di questi, che assomiglia a un nitrito proveniente dal più profondo del pettorale.

Il nitrito propriamente detto viene usato in diverse circostanze, ma soprattutto per il richiamo a distanza.

Il brontolio è usato il più delle volte a breve distanza dai membri di uno stesso gruppo, soprattutto dalle giumente e dalla loro prole. Le femmine durante il corteggiamento, talvolta digrignano i denti e usano emettere piccoli gridi teneri per incoraggiare lo stallone.

Lo sbuffo è innanzi tutto affare di stalloni affrontati, nel primo stadio dell’intimidazione o del rituale della battaglia. Il soffiare esprime il pericolo; è generalmente emesso dallo stallone che ha appena scoperto un intruso e grida prima di mettersi in posizione di allarme. Il sospiro esiste probabilmente in ugual misura tra i bambini che giocano ai cavalli come nei branchi stessi. E’ il più usuale dei suoni sopra elencati. Gli esseri umani imitano il sospiro espirando dalla bocca e facendo vibrare le labbra. In principio è un’espressione di contentezza e i cavalli emettono sospiri soprattutto quando pascolano, al principale scopo di liberarsi le froge.

Il soffio – un’emissione rumorosa di aria attraverso le froge – è esclusiva prerogativa degli stalloni quando si pavoneggiano vicino ad un mucchio di sterco o allorché sono impegnati in un rituale di combattimento simulato.

Il cavallo è un animale particolarmente curioso. Da dove viene questa curiosità? Probabilmente è il prodotto dell’insicurezza e della paura. Con la loro vista penetrante, il loro udito e il loro odorato, i cavalli sono ben attrezzati per avvertire una possibile minaccia, ma è soprattutto alla loro vista che si affidano. Al contrario dei predatori, che, per catturare la preda, dipendono essenzialmente dalla loro attitudine a giudicare la distanza, i cavalli, proprio a causa del loro campo visivo, sono svantaggiati dal fatto di dover ricorrere quasi unicamente alla visione monoculare. La loro visione binoculare non si spinge che al di là dei 60-70°. Il loro apprezzamento delle distanze è certamente cattivo, ma la loro attitudine a percepire da lontano il minimo movimento è imbattibile. La retina del cavallo non è elastica, il che implica un curioso metodo di focalizzazione. Il basso è molto più vicino al cristallino che l’alto. Per i cavalli in libertà questa configurazione è particolarmente vantaggiosa poiché, durante il pascolo, mentre sono con la testa in basso, sia l’erba davanti a loro sia l’orizzonte si trovano a fuoco. Quando hanno la testa in alto, per mettere a fuoco basta che l’alzino o l’abbassino leggermente. Gli equini non solo sono capaci di distinguere i colori, ma vedono estremamente bene di notte. La struttura dei loro occhi assomiglia da vicino a quella degli animali notturni e, durante la notte i cavalli in libertà continuano la loro attività - compresi i combattimenti, le prove di forza e l’accoppiamento - allo stesso ritmo che durante il giorno.

Dato che il cavallo domestico si comporta spesso in maniera assolutamente sottomessa, un osservatore senza esperienza può prenderlo per un animale con scarsa intelligenza. Ma al contrario il cavallo è una creatura molto accorta e le sfaccettature del suo carattere lo rendono un poco enigmatico. Certo nei cavalli, come negli uomini, le attitudini variano enormemente da un individuo all’altro.

Attraverso l’osservazione dei cavalli in libertà si è potuto ammirarne l’astuzia, la vivacità e l’acuta percezione mostrata dagli stalloni nel tenere sotto controllo i movimenti dentro e fuori al loro branco. Ciò che inganna in partenza colui che osserva una strategia talmente calcolata è il fatto che il cavallo si fa avanti a testa bassa, brucando con gli occhi che fissano in apparenza l’erba. Di fatto, la particolare visione del cavallo gli permette di focalizzare nello stesso tempo il suo nutrimento e gli oggetti lontani. La vista, l’udito e l’odorato degli equini sono talmente più percettivi di quelli dell’uomo che, i membri del branco sanno localizzare gli intrusi o altri gruppi familiari viventi nello stesso habitat basandosi sulla posizione degli orecchi e delle froge degli animali circostanti. Il fatto che il cavallo sia capace di far roteare le orecchie indipendentemente l’una dall’altra gli è di grande vantaggio per individuare i suoni. Malgrado la parte principale sostenuta dalla visione e dall’udito nella scoperta di una minaccia, anche l’odorato deve essere preso in considerazione. Il senso olfattivo dei cavalli è molto più sottile di quanto si possa generalmente immaginare.

Durante gli accostamenti o i rituali d’intimidazione fra maschi, il fatto di odorarsi le froge e il fiato, così come di annusarsi la parte bassa dei fianchi, sembra spesso bastare per determinare il grado. Tutti i cavalli usano le froge per salutarsi, toccandosele e aspirando rumorosamente. La consuetudine e l’orientamento sono eccezionalmente sviluppati nel cavallo. Delle esperienze hanno provato che gli animali abbandonati lontano dalla loro zona sono capaci di tornare al punto di partenza, grazie con molta probabilità al vento e al loro senso olfattivo. E’ risaputo che dei cavalli separati dal branco sono andati, attraverso grandi distanze, di mucchio di sterco in mucchio di sterco ricercandovi le tracce dei loro compagni. Succedeva persino che annusassero le impronte degli zoccoli.

I cavalli sono ipersensibili alle variazioni meteorologiche, che si ripercuotono in modo notevole sul loro comportamento. I venti, la temperatura e l’umidità condizionano la maggior parte delle attività del branco. Quando il tempo è pesante gli animali sono più calmi di quando è mite. Ma un momento prima del temporale, quando la pressione atmosferica è alta e l’aria carica di ioni, quasi tutti i cavalli sembrano nervosi, instabili e aggressivi. Anche i forti venti stimolano l’attività. Quando il vento e la pioggia rendono la vita dura ai membri di un branco, questi si dispongono sul terreno secondo uno schema ben preciso. Ogni animale volge la schiena al vento, in funzione del suo grado, cosicché i cavalli all’estremità inferiore della scala gerarchica si situano sui bordi meno riparati. Lo stallone dominante si pone al centro dello schieramento con la testa che supera leggermente in altezza quella dei suoi congeneri.

Tratto da “Vita segreta del cavallo” di Robert Vavra. 

Corrado Piccoli